Il canto della caduta – Casateatro
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Teatro Cantiere Florida - Firenze

Il canto della caduta

28 Marzo 2019, 21.00

Marta Cuscunà
Il canto della caduta

di e con Marta Cuscunà
progettazione e realizzazione animatronica Paola Villani
assistente alla regia Marco Rogante
progettazione video Andrea Pizzalis
lighting design Claudio “Poldo” Parrino
esecuzione dal vivo luci, audio e video Marco Rogante
costruzioni metalliche Righi Franco Srl
partitura vocale Francesca Della Monica
assistente alla realizzazione animatronica Filippo Raschi
distribuzione Laura Marinelli
co-produzione Centrale Fies, CSS Teatro stabile d’innovazione del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Torino, São Luiz Teatro Municipal | Lisbona
in collaborazione con Teatro Stabile di Bolzano, A Tarumba Teatro de Marionetas | Lisbona
residenze artistiche Centrale Fies, Dialoghi– Residenze delle arti performative a Villa Manin, São Luiz Teatro Municipal, La Corte Ospitale
con il contributo del Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna L’arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale

sponsor tecnici igus® innovazione con i tecnopolimeri, Marta s.r.l. forniture per l’industria

Marta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factory di Centrale Fies

Il mito di Fanes è una tradizione popolare dei Ladini, una piccola minoranza etnica che vive nelle valli centrali delle Dolomiti. È un ciclo epico e i suoi contenuti sono del tutto peculiari e diversi dagli altri miti ladini: il mito di Fanes, infatti, parla della fine del regno pacifico delle donne e l’inizio di una nuova epoca del dominio e della spada. È il canto nero della caduta nell’orrore della guerra. Il mito racconta che i pochi superstiti sono ancora nascosti nelle viscere della montagna insieme alla loro anziana regina, in attesa che ritorni il tempo d’oro della rinascita. Il tempo d’oro della pace in cui il popolo di Fanes potrà finalmente tornare alla vita.

«Mettere in scena Il canto della caduta significa raccontare la guerra cercando un modo per varcare i confini dell’irrappresentabilità dell’orrore che essa porta con sé. Nel primo spettacolo della trilogia sulle resistenze femminili, È bello vivere liberi!, ho sperimentato come il teatro visuale e i pupazzi potessero evocare l’orrore indicibile dei lager nazisti. Per questo nuovo progetto teatrale, vorrei cercare una strada simile per aprire le porte a un racconto diverso da quello a cui ci hanno assuefatto i telegiornali in cui la distruzione bellica è talmente esibita ed esposta da risultare ormai inoffensiva. Vorrei cercare di rendere visibile ciò che caratterizza i personaggi del mito e che porta alla nascita dell’ideologia della sopraffazione: il tradimento della natura umana e del proprio ruolo in favore della spada e del profitto individuale». Marta Cuscunà

La messinscena si propone di unire l’immaginario ancestrale dell’antico mito ladino all’applicazione dei principi di animatronica con cui vengono animati i pupazzi, ideati e realizzati dalla scenografa Paola Villani. Il canto della caduta si inserisce quindi nel panorama di teatro di figura italiano, ancora molto legato alla tradizione popolare, e ne scardina l’immaginario grazie alla scelta di utilizzare per la movimentazione dei pupazzi, alcune tecnologie comunemente applicate al mondo degli effetti speciali per il cinema.

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