Casateatro

Un progetto a cura di
Un progetto a cura di
MAZE – Casateatro
3267
portfolio_page-template-default,single,single-portfolio_page,postid-3267,bridge-core-2.0.5,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode_grid_1300,side_menu_slide_from_right,qode-content-sidebar-responsive,qode-theme-ver-19.2.1,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

Teatro Cantiere Florida
Tessera 2019—2020

Giovedì 12 marzo 2020
materia prima

UNTERWASSER
MAZE

spettacolo finalista Premio In-Box 2019
concept, creazione, performer Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti, Giulia De Canio
musiche originali Posho.
progettazione luci Matteo Rubagotti
con il sostegno di Théâtre La Licorne, Festival Città delle 100 scale, CasermArcheologica, Teatro del lavoro

Maze è una live performance di ombre nella quale sculture e corpi tridimensionali sono proiettati dal vivo su un grande schermo.

Le tre performers sul palco animano a vista gli oggetti e utilizzano le fonti luminose come telecamere, creando attraverso materie effimere l’illusione di assistere a una pellicola cinematografica. Campi lunghi, dettagli, carrellate, soggettive sono resi grazie al movimento di luci e oggetti.

La narrazione è frammentata e gli occhi che guardano il mondo sono quelli di una donna. Le scene della sua vita si susseguono come frammenti lirici che racchiudono istanti salienti. Poesie visuali che svelano e illuminano emozioni, pensieri, ricordi e intuizioni. Una riflessione sull’esistenza: l’arrivo al mondo, la ricerca di senso, la partenza dal mondo. Galleggiare, immergersi, abbandonare. L’universo lirico è nutrito dai versi e dalle immagini di poetesse come Mariangela Gualtieri, Emily Dickinson, Etty Hillesum, Wislawa Szymborska, Laurie Anderson.

Non ci sono parole ad accompagnare le immagini ma una colonna sonora originale, che si intreccia con esse divenendo parte integrante della drammaturgia.

Le ispirazioni estetiche sono tratte dal disegno a linea continua di Steinberg, dalla permeabilità e leggerezza delle architetture in rete metallica di Tresoldi, dalla morbidezza del tratto di Modigliani, dalla delicatezza dei disegni cuciti di Maria Lai. Le sculture che raffigurano i volti sono state realizzate con riferimento esplicito all’opera di Calder, in particolare alla sua produzione di ritratti in fil di ferro. Il fil di ferro, infatti, crea in ombra particolari effetti grafici che richiamano disegni animati, schizzi, tratteggi dinamici.

Il linguaggio universale del teatro visuale senza parole diviene lo strumento per indagare l’umano e le sue sfaccettature.

No Comments

Post A Comment

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.